Saggio di Umberto Eco del 1983 sulla "nuova televisione"

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Miche85
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Iscritto il: gio ott 04, 2012 11:31

Saggio di Umberto Eco del 1983 sulla "nuova televisione"

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Segnalo questo interessante saggio "Tv: la trasparenza perduta" di Umberto Eco del 1983 sulla "nuova televisione", dove per la prima volta si usano i termini da me prima citati "Paleotelevisione" e "Neotelevisione" ovvero i due periodi prima e dopo la fine del monopolio televisivo in Italia avvenuto nella seconda metà degli anni '70, il testo, contenuto nella raccolta "Sette anni di desiderio" è leggibile in gran parte qui:

http://books.google.it/books?id=hoVgtd6 ... &q&f=false

Eccone alcuni brani significativi:

"La caratteristica principale della Neo T.V. è che essa sempre meno parla (come la Paleo T.V. faceva o fingeva di fare) del mondo esterno. Essa parla di se stessa e del contatto che sta stabilendo col proprio pubblico. Non importa cosa dica o di cosa parli (anche perché il pubblico col telecomando decide quando lasciarla parlare e quando passare su un altro canale). Essa, per sopravvivere a questo potere di commutazione, cerca di trattenere lo spettatore dicendogli: "io sono qui, io sono io, e io sono te". La massima notizia che la Neo T.V. fornisce, sia che parli di missili o di Stanlio che fa cadere un armadio, è questa: "ti annuncio, caso mirabile, che tu mi stai vedendo; se non ci credi, prova, fai questo numero e chiamami, io ti risponderò"."

"Già un programma come "Specchio segreto" doveva il suo fascino alla convinzione che quello che le vittime facevano era qualcosa di "vero" (sorpreso dalla candid camera, che le vittime non vedevano) e tuttavia tutti si divertivano perché sapevano che erano gli interventi provocatori di Loy a far succedere ciò che succedeva, a farlo succedere in un certo modo, "come se" si fosse a teatro. Ambiguità ancora più forte in programmi come "Te la dò io l'America", dove si assume che la New York mostrata da Grillo sia "vera" e tuttavia si accetta che Grillo vi si inserisca per determinare il corso degli eventi come se si trattasse di teatro.

"Infine a confondere ulteriormente le idee è venuto il programma contenitore, dove un conduttore, magari per alcune ore, parla, fa ascoltare musica, introduce uno sceneggiato e poi un documentario, o un dibattito, e persino delle notizie. A questo punto anche lo spettatore soprasviluppato confonde i generi. Sospetta che il bombardamento di Beirut sia uno spettacolo, e che il pubblico di giovanotti che applaude in sala Beppe Grillo sia composto di esseri umani."

"Insomma, siamo ormai di fronte a programmi in cui informazione e finzione si intrecciano in modo indissolubile e non è rilevante quanto il pubblico possa distinguere tra notizie "vere" e invenzioni fittizie. Anche ammesso che sia in grado di operare la distinzione, questa distinzione perde di valore rispetto alle strategie che questi programmi mettono in atto per sostenere l'autenticità dell'atto di enunciazione."

"Dunque la T.V. non mostra più "eventi", e cioè fatti che avvengono per conto proprio, indipendentemente dalla T.V., e che avverrebbero anche se la T.V. non esistesse?

Sempre meno. Certo, a Vermicino un bambino è caduto "davvero" nel buco, ed "è vero" che vi è morto. Ma tutto quello che si è svolto tra l'inizio dell'incidente e la morte è avvenuto come è avvenuto perché c'era la televisione. L'evento, catturato televisivamente al proprio nascere, è diventato "messa in scena"."

"Con la Paleo T.V. c'era poca roba da vedere, e prima di mezzanotte, tutti a letto. La Neo T.V. ha decine di canali, e sino a tarda notte. L'appetito vien mangiando. Il videoregistratore permette di vedere tanti altri programmi in più. I film acquistati o presi in affitto, e quelle trasmissioni che vanno in onda quando non siamo in casa. Che meraviglia, si possono ora spendere quarantotto ore al giorno davanti al teleschermo, e in tal modo non si dovrà più venire a contatto con quella finzione remota che è il mondo esterno. Inoltre si può fare andare un evento avanti e indietro, e al rallentatore e a velocità doppia: pensate, vedere Antonioni al ritmo di Mazinga! Ora l'irrealtà è alla portata di tutti."


Insomma un saggio davvero interessante da parte di uno dei più importanti intellettuali italiani. Mi piacerebbe sapere, a distanza di trent'anni, qualche opinione su questa descrizione e questi giudizi da parte di chi è stato testimone diretto di questo mutamento della tv italiana che ha così tanto influenzato la società del tempo.

Ciao.
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