Ho sempre pensato che questi due pezzi avessero qualcosa in comune, qualcosa che va oltre il modo di comporre musica, si tratta di un tocco di immortalità che pochi pezzi hanno.
Chi ha avuto la fortuna di appropriarsi dell'essenza di queste due sigle per tutto il percorso formativo che porta un bambino a crescere capisce bene di cosa parlo. Riascoltare queste note da adulto non ti porta solo a riscoprire il bambino che c'è in te, ma ti fa provare qualcosa dentro, un forte senso di eternità che nessuno può sconfiggere, che è impossibile spiegare a parole.
E capisci che non sono più le semplici sigle di un cartone animato, non solo le note ma anche i testi non raccontano più la storia del cartone animato, ormai le parole sono tue, parlano di te.
Il "Pat Pat io tifo e mi sento che farai fortuna guarda un po' più su" o il "vai vai, tu vivrai giorni felici" sono capaci persino di infonderti speranza, perché ormai parlano di te, fanno parte di te, sono te, in questi testi, in queste musiche ci sei tu.
Il tocco della dolce, piccola, Alessandra non fa che rendere il tutto unico e immortale.
Maioli è un genio, c'è poco da fare (e un applauso grande anche a Loriana Lana e Lucio Macchiarella per le parole delle sue sigle), non tutte le sigle riescono a farmi provare quello che provo ascoltando Ken o Pat.
Niente stona, niente di niente.
Per quanto diverse (Pat è cantata dalla piccola Alessandra, mentre Ken da Maioli; Pat ha il testo di Loriana Lana, Ken invece quello di Macchiarella; Pat è uno shoujo sportivo, Ken uno shonen di lotta), credo che sia un vero godimento per i nostri timpani ascoltarle una dopo l'altra sul TiVulandia 2 (rispettivamente sono la traccia 13 e la traccia 15) con in mezzo, guarda caso, Peline Story che ho sempre pensato fosse il connubio perfetto tra la sigla di Pat e quella di Ken.
Nella sigla di Peline, infatti, c'è la stessa melanconia, la stessa sensibilità, lo stesso senso di completezza che c'è nelle altre due.
Se ci fosse in mezzo un'altra sigla non sarebbe la stessa cosa, per me.
Credo che ciò che pesa profondamente sia l'intesa che uno raggiunge con l'autore. Se comprendi la musica di un autore fino a farla tua, cominci a capire i particolari e gli accorgimenti usati fino a riconoscere il tocco del creativo e quello che vuole esprimere, perché poi alla fine il tocco di Maioli è inconfondibile, ma se ciò che vuole esprimere Maioli è la stessa cosa che vuole esprimere un altro autore allora si crea un'affinità tra i vari pezzi.
Questo per dire che nonostante siano pezzi molto diversi, a me evocano le stesse emozioni. Nell'insieme in cui io inserisco Ken, Pat e Peline inserirei ugualmente una qualsiasi delle altre sigle di Vito Tommaso, inserirei Mimì e le ragazze della pallavolo di Macchiarella, Cybernella di Lopez, I bon bon di Lilly di Detto... ma non potrei mai inserire Gigi la trottola o Daltanious, nonostante l'affetto che io provi per questi pezzi sia esattamente lo stesso.
Questo perché secondo me ognuno percepisce la musica in maniera diversa, così come ognuno percepisce la realtà in maniera diversa. Io tendo a creare degli insiemi di cose "simili" ovvero di cose che mi danno la stessa percezione.
Lo stesso accade con le sigle, se penso a Ken, mi viene inevitabilmente voglia di ascoltare Pat o Peline o Mimì o Lilly o Cybernella o Sally aut cetera aut cetera.
Si può essere un genio scrivendo solo due sigle? Si può.