E' morta la dottoressa Tirone ?

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AleTV
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E' morta la dottoressa Tirone ?

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da http://www.storiaradiotv.it/LA%20PRESUN ... TIRONE.htm

MANUELA TIRONE - IL MISTERO DELLA VIA KRUPP



di Rita Pennarola

Potrebbero essere collegate alla speranza di rientrare in possesso di una proprietà caprese, dopo dieci anni di calvario giudiziario e la successiva assoluzione, alcune circostanze che rendono tuttora oscura la notizia della morte di un personaggio popolarissimo come Alma Manuela Tirone. Che forse ha pagato con la vita per il suo coraggio.

Manuela (come la chiamava chi le voleva bene) se ne e' andata in silenzio. Per tutti gli altri era la “dottoressa Alma Manuela Tirone”, l'irruenta protagonista della scena televisiva, l'inventrice del Minilinea finita al centro di un crack economico, ma anche la bellezza sensuale amata da Renato Guttuso, o ancora una fra le prime personalita' che avevano scelto di collaborare con i pm di Mani Pulite, contribuendo cosi' a scardinare il sistema marcio del potere occulto. Una primadonna assoluta, comunque, del panorama mediatico nazionale.
Eppure la sua scomparsa, l'uscita di scena di un personaggio così, non ha trovato spazio su alcun organo di informazione. Nessuno che, pur avvertito dopo alcuni mesi dalla “sparizione”, abbia voluto dedicare un rigo, almeno per ricordarla al grande pubblico che l'aveva conosciuta e seguita. Ne' una ripresa televisiva, qualche minuto di filmato d'epoca per salutarla. O meglio - cosa che sarebbe ed e' ancora molto opportuna - per interrogarsi sulla fine del suo percorso. Che di quesiti irrisolti ne presenta ancora tanti.
Lo facciamo noi, qui alla Voce, dopo avere per mesi cercato invano di trovare Manuela, di ottenere notizie piu' precise sulla sua - per noi ancora presunta - morte. E cominciamo daccapo.
Abbiamo conosciuto Manuela Tirone quando era ancora all'apice della sua carriera di medico e di anchor woman, proprio agli albori di Tangentopoli, metà anni novanta. Fu il nostro libro su Francesco De Lorenzo, Sua Sanità, ad avvicinarci. Perchè proprio su quel bubbone della Sanitopoli campana, dentro il quale ribollivano fantasmi di P2, malasanità, assassini in camice bianco ed esalazioni miliardarie, Manuela aveva acceso i riflettori, verbalizzando dinanzi ai pm partenopei. E la reazione dei potentati non si era fatta attendere a lungo. Un “alto tradimento”, venne considerato il suo. Perchè proprio in quell'ambiente strettamente collegato alle sorti nazionali del vecchio Pli lei stessa aveva mosso i primi passi, arrivando ad accettare una candidatura alle elezioni amministrative.
Arrivo' alla Voce - che, tanto per cambiare, gia' allora viveva momenti assai difficili - per denunciare anche a noi gli orrori di quel sistema, per raccontarci la nausea provata vivendo accanto a tanto cinismo, dentro una medicina che dall'aziendalismo aveva mutuato le logiche piu' perverse e disumane.
Si era trovate chiuse, d'un colpo, tutte le porte. Morto improvvisamente l'anziano amministratore veneto delle sue società produttrici di pillole dimagranti e tisane del benessere, le banche avevano da un giorno all'altro revocato tutti i fidi ed anche i consistenti crediti vantati da enti pubblici si erano d'un soffio volatilizzati, incagliati per sempre.
I corvi delle famigerate sezioni fallimentari del tribunale di Napoli erano già li, pronti per agguantarla. Anche di quella esperienza a Manuela toccò il peggio. Mentre i riflettori degli inquirenti si accendevano in quegli anni sugli scandali di Castelcapuano, nessuno riuscì ad impedire che vecchie volpi della Fallimentare - il solito giro dei curatori disonesti pronti a spolpare lo scalpo fino all'ultimo brandello di carne - le venissero messe intorno dai magistrati. Un meccanismo che negli anni successivi sarebbe venuto alla luce, e ben oltre il caso Tirone. Ma che la stritolò negli ingranaggi della “giustizia ingiusta”. Solo dieci anni dopo il tribunale di Napoli assolse Manuela - e lo fece su richiesta del pubblico ministero - da ogni fasulla e pretestuosa accusa di bancarotta, aprendo per giunta fascicoli d'indagine sui suoi “curatori”. Ma ci volle un calvario costellato da avvocati acchiappatutto (pagati “in natura” con beni della sua famiglia), intercettazioni telefoniche insabbiate e faticosamente riportate alla luce, scale mille volte salite per implorare (quasi sempre invano) l'attenzione dei parlamentari sulla scandalosa vicenda giudiziaria in atto, porte sbattute in faccia da giornalisti disposti a scrivere solo “tanto all'ora”. Il tutto, con la privazione “per legge” della possibilità di tenere un conto - sia pur misero - in banca, firmare un assegno, esercitare i diritti che non spettano più ad un “fallito”.
Avevano trovato terreno facile, i detentori di quei poteri occulti da lei messi sotto accusa, nell'intercettare i favori di una magistratura miope. O che, molto spesso, ci vede benissimo, ma solo attraverso quel marciume che oggi viene alla luce nella sua devastante interezza, come mostra - ultimo in ordine di tempo - il caso Catanzaro. Fino al punto da far arrestare Manuela, nel 2001, per un vaglia da 300 mila lire che una segretaria aveva omesso di versare nei conti della società quasi dieci anni prima. Una decina di giorni nel carcere di Pozzuoli. La mazzata finale - o quasi - per una persona onesta. La giusta “punizione”, ma soprattutto “l'esempio” per chi volesse ancora provare, in futuro, a mettersi contro il “Sistema”: medico, farmaceutico, e non solo.
Laureata in medicina nel 1976 alla Federico II di Napoli, allieva di un endocrinologo di fama come Lucio Zarrilli, Manuela Tirone si era poi specializzata a Roma in malattie del metabolismo. La popolarità era arrivata con una delle più antiche tv private italiane, Canale 21, dove insieme a Pierangelo Gregorio - un autentico pioniere dell'etere nazionale - aveva dato vita alle prime trasmissioni in diretta con telefonate del pubblico.
Del suo lungo e tormentato legame con Renato Guttuso aveva raccontato tutto, a fine anni novanta, attraverso numerosi settimanali nazional-popolari. A noi della Voce donò particolari inediti, che dettero vita ad una memorabile cover story nel dicembre del 1994.
Da li' nacque una grande amicizia, quello scoprirla fragile, autentica, capace di grande intelligenza e non meno viva ironia (quasi sempre rivolta anche ad una implacabile auto-ironia) di cui lei era capace. Indifesa dietro quella maschera di forza prorompente che si era cercata lungo la strada. Coraggiosa e tenace fino, forse, a morirne. E sola. Profondamente sola.
Scoprimmo con sorpresa e commozione che eravamo gli unici a chiedere notizie della sua salute, ad andarla a trovare nelle scalcinate corsie del Centro Traumatologico di Napoli dopo il gravissimo incidente d'auto che le era capitato quando, per tirare avanti, aveva accettato poche ore di sostituzione come guardia medica notturna in sperduti presidi ospedalieri del centro nord. Lo ricordava sempre: «e' stato solo grazie al difensore civico della Regione Campania Giuseppe Fortunato (oggi fra i membri dell'Autorità garante per la privacy, ndr) e al suo rigore in difesa dei cittadini, che ho potuto riprendere ad esercitare, come era mio diritto, la professione di medico».
La tentazione di «lasciare questa valle di lacrime», come diceva lei, a noi l'aveva espressa un paio di volte. Non come volontà- ci pareva di capire - ma piuttosto come invocazione, l'auspicio di un destino.
A consolarla negli ultimi dieci anni e passa ha provveduto l'amatissima Paolina, straordinaria bassotta dagli occhi di lago che resta la “primadonna” dell'ultima creatura di Manuela: quel sito internet (http://www.dottoressatirone.it) al quale ha consegnato tutta la sua storia e che aveva inaugurato solo da un paio d'anni.


L'ULTIMA TELEFONATA

Eccoci, siamo arrivati alle ultime battute. Ho sentito Manuela al telefono nel febbraio 2008. Mi chiama sul cellulare una domenica, ero per strada. Nella precedente telefonata - risalente ad un paio di mesi prima, o di più - mi aveva accennato ad un malanno fisico, accertamenti in corso, forse qualcosa di serio, ma il suo tono era brillante come sempre. A febbraio mi chiede a bruciapelo se voglio dare un'occhiata al libro che due giornalisti stanno scrivendo su di lei. Accetto, naturalmente. Ci sentiamo nei prossimi giorni, le dico. Ed e' stata l'ultima volta. Il suo cellulare staccato, un paio di mesi più tardi, non riuscì ad insospettirmi.
A giugno un'amica radiologa ci consegna il bollettino dell'Ordine dei medici della Campania. Il nome della “Dottoressa Alma Manuela Tirone” e' nella rubrica “Ricordiamoli insieme”, fra i colleghi scomparsi. Un tuffo al cuore, cominciamo le ricerche. Il suo sito internet e' ancora super-attivo, addirittura nel forum e' presente una risposta ad un lettore firmata da Manuela l'8 aprile. Ma all'Ordine, dopo aver effettuato controlli, risulta che esiste un certificato di morte del 3 marzo. Poche settimane dopo quella telefonata frettolosa per strada. Altro giro sul web: Wikipedia - che ne traccia un'accurata biografia - la da' ancora viva. E non esiste traccia da nessuna parte di un suo decesso. Vado a riguardare con piu' attenzione l'autobiografia sul suo sito: si ferma a dicembre 2007, e con luminose prospettive. Pare che si aspettasse qualcosa di grande per il 2008, forse si intravedeva la possibilità di rientrare in qualche modo in quella proprietà di via Krupp, a Capri, che le era stata sottratta - fra gli altri beni - ai tempi del “fallimento” (vedi box).
Altro giro fra i portieri dei palazzi napoletani, quello di via Bracco dove aveva un domicilio, poi l'altro di via Cervantes, dove ci rimandano per trovare traccia di uno studio professionale. La notizia della sua morte era stata data proprio dal custode di via Cervantes, quando aveva rimandato indietro una circolare che le era stata inviata dal Sumai, il sindacato medico al quale era iscritta. «E' stato così - ci dice il segretario del Sumai, Gabriele Peperoni - che ho appreso la notizia e l'ho data all'Ordine dei medici».
Qualcosa di analogo spiega Paolo Loperto, il collega che la ospitava talvolta nel suo studio: «Se vi foste fatti vivi prima avrei potuto consegnarvi l'armadietto con le sue cose, niente di valore materiale, ma forse di rilevanza affettiva. Invece, dopo due mesi in cui nessuno e' venuto a richiederlo, a causa di un trasloco ho dovuto buttar via tutto. Sapevamo comunque che la dottoressa era ammalata». Forse un cancro. Forse al seno.
Chiediamo ai colleghi del Mattino se esiste traccia della notizia in archivio. Non c'e'. E nessuno ha voglia di scriverne. Possibile che sia scomparsa così, nel nulla? Giriamo la domanda alla redazione di “Chi l'ha visto”. Del caso si occupa un giovane giornalista di origine napoletana, Gianluca Nappo. L'inviata e' Raffaella Notariale. Vengono, acquisiscono filmati e notizie. Poi non se ne fa niente. Una nipote (figlia di una sorella che vive a Milano, dice il custode dello stabile in via Sthendal, dove pare si fosse trasferita) avrebbe chiuso la casa, portato via con se' anche Paolina. E Manuela sarebbe morta a Roma quel 3 marzo. Questo e' quanto raccolto da Raffaella.
Stiamo cercando notizie più precise e non smetteremo di farlo. Nel frattempo vorremmo entrare in contatto con i familiari (se ci sono) e soprattutto con i due giornalisti che - secondo l'ultima telefonata di febbraio - stanno scrivendo il libro su di lei. Il suo, quello che si trova ancora annunciato sul suo sito, non uscirà. Era la storia di “Alma Manuela Biancaneve, una bassotta e quindici Nani”. Quei “nani” che le hanno avvelenato la vita. Ciao, Manuela.



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MA E' MORTA DAVVERO ?
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Freccia
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Re: E' morta la dottoressa Tirone ?

Messaggio da Freccia »

mi ero posto anch'io l'interrogativo qualche mese fa...
non ricordo come mi ero imbattuto su un sito (forse addirittura il suo ufficiale?!) che ne parlava al passato, quindi ho pensato che non fosse più tra noi, pero' appunto wikipedia (che comunque non è sempre da prendere come oro colato) non diceva nulla riguardo un decesso......
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